News

Bim – Intervista a Stefano Della Torre, Presidente BuildingSmart Italia

Nell’attuale panorama dell’edilizia, si prospetta l’esigenza di sviluppare i progetti con il metodo Bim (Building Information Modeling), da quest’anno reso obbligatorio nel Regno Unito per le opere pubbliche e richiamato in Italia dal recente nuovo Codice degli appalti. Ciò ha creato incertezza negli operatori che si affacciano per la prima volta al mondo Bim e di questo tema parliamo con Stefano della Torre, presidente di BuildingSmart e docente presso il dipartimento di Architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito del Politecnico di Milano.


Quali sono le attività di BuildingSmart per diffondere la cultura del Bim e chiarire i ruoli dei diversi operatori?>/i>

BuildingSmart Italia svolge da più di dieci anni, prima sotto il nome di Capitolo italiano della International Alliance for Interoperability, un ruolo di stimolo per la transizione verso un paradigma digitale collaborativo nel settore delle costruzioni. Negli ultimi tempi la transizione ha avuto una forte accelerazione, anche se permangono molti equivoci, diffidenze e interpretazioni riduttive. Attraverso gruppi di lavoro che coinvolgono il più ampio numero di attori, la nostra associazione cerca di accompagnare la transizione, diffondendo consapevolezza e creando contatti, il più delle volte transnazionali. Del resto il Bim consente di collaborare a distanza e numerose occasioni di lavoro sono ormai transnazionali. Lavoriamo già sul tema della formazione, alla ricerca di standard condivisi e di moduli collaudati da inserire anche nell’istruzione tecnica di base, della certificazione delle competenze, dell’interoperabilità.


L’utilizzo del metodo Bim presuppone conoscenze specifiche e approfondite in ambito sia di software che di processo edilizio. Quali riferimenti normativi possono essere utili a documentare la propria competenza in questo settore?

Un primo tema è che in un settore digitalizzato potranno operare figure diverse, in una gerarchia determinata proprio dalle conoscenze e dalla capacità di governare la complessità. Oggi è inflazionato, in Italia, il rifermento alla figura del Bim manager, ma un soggetto capace di amministrare un processo Bim deve avere, oltre e forse prima che conoscenze di software Bim, conoscenze di project management, esperienze sul campo abbastanza lunghe e diversificate da aver consolidato le necessarie soft skills. Per alcune di queste caratteristiche esistono riferimenti, per altre ovviamente no, o si tratta di norme ancora molto giovani. Pertanto è molto importante che si lavori su schemi di certificazione adeguati, con la disponibilità ad adeguarli man mano che il mercato si amplia e si consolida.


Nell’ambito della certificazione delle figure professionali, ICMQ ha sviluppato e avviato uno schema di certificazione dell’esperto Bim, in collaborazione con organismi di valutazione qualificati. Quale può essere l’importanza della certificazione delle competenze in un mercato giovane come quello del Bim?

Siamo in una fase in cui le scuole offrono occasioni di apprendimento senza che il Bim sia citato nei programmi ufficiali, le occasioni di lavoro sono discontinue, la domanda e l’offerta di formazione continua non sempre si incontrano, così che abbiamo autodidatti e persone formate in percorsi improvvisati. Quindi riteniamo importante che si definiscano le competenze e si arrivi a poterle certificare, proprio perché i percorsi di formazione sono così vari, e non sempre garantiti. Nel giro di pochi anni il mercato, che procede con inarrestabile accelerazione, intensificherà le occasioni di lavoro, e richiederà anche la qualificazione delle organizzazioni cui affidare processi di gestione, progettazione, esecuzione. Costruire un sistema di riferimento è perciò necessario, e per la nostra associazione la collaborazione con ICMQ è particolarmente opportuna.

indietro

Condividi

ICMQ è organismo di certificazione di terza parte accreditato da Accredia e specializzato nel settore dell’edilizia e delle costruzioni.